Alessandro Gallo

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Recensione: Dallas Buyers Club

L’anno è il 1985 e l’AIDS è ancora una malattia sconosciuta. Sono queste le premesse del nuovo film di Jean-Marc Vallée, che porta sul grande schermo la vera storia di Ron Woodroof un elettricista texano a cui viene diagnosticato il virus dell’HIV.

Il film ci porta  a conoscere il personaggio di Ron, mostrandone sia gli sbagli che compie che procedendo nel film, la sua crescita morale. Ron Woodroof (Matthew McConaugheynon è un personaggio facile, non è il classico protagonista che si ama, ma anzi, soprattutto all’inizio del film, si tende ad odiarlo per i suoi comportamenti, dal prendersi gioco del ruolo e dell’immagine della donna alla profonda omofobia. Il tema dell’omofobia è ben presente, Ron ne è quasi terrorizzato, questo dovuto dal fatto che nei primi anni dopo la scoperta del virus dell’HIV, si supponeva che questo virus lo si potesse prendere solo con rapporti omosessuali o con trasfusioni di sangue. Questo porta alla negazione nel personaggio di Ron che continua a negare l’evidenza utilizzando anche frasi come: “No, avete sbagliato, quello non era il mio campione di sangue, avete sbagliato.” I dottori però gli confermano la malattia e gli diagnosticano solo 30 giorni di vita. 

Trovatosi con le spalle al muro Ron si vede costretto a “confessare” ai suoi amici il fatto di essere stato trovato sieropositivo, così facendo però si ritrova da solo e discriminato e decide quindi di trovare una cura per questo suo male.

Ron viene a conoscenza di una droga chiamata AZT un medicinale ancora in fase sperimentale che secondo alcuni medici sarebbe riuscita a sconfiggere l’AIDS. Dopo averne fatto uso in modo illegale, Ron viene ricoverato per un’overdose, nell’ospedale conosce Rayon(Jared Leto), un travestito afflitto anche lui dal virus dell’HIV. Dopo un viaggio in Messico, alla ricerca di un dottore con una cura efficace, riesce a trovare una nuova medicina, ancora non approvata dal governo americano, che riesce a tenerlo in vita anche dopo i 30 giorni. Una volta visto l’effetto, Ron decide di approfittare della situazione ed insieme a Rayon  iniziando a rivendere questa droga a tutti i malati di AIDS. Questa convivenza con Rayon riesce a far sparire l’omofobia di Ron così da portarlo a apprezzare e a preoccuparsi sempre di più della situazione fisica del suo amico.

Con l’andare del tempo la droga alternativa diventa sempre più difficile da trovare, anche per colpa dell’FDA che si impossessava di tutti i prodotti usando come scusante il fatto che non fossero legali, così Ron decide di portare in causa l’FDA e il giudice in carica quel giorno, si ritrova ad essere compassionevole nei confronti di Ron, ma non può fargli vincere la causa per colpa della mancanza di prove legali. Si scoprirà, infine, che Ron sarà abilitato, in seguito, a possedere la sostanza per uso personale e che morirà nel 1992 a causa dell’AIDS, ben 7 anni dopo il termine che gli avevano prescritto i medici.

Il film ha ricevuto ben 6 nomination agli Oscar, tra le più importanti: Best Film, Best Actor (Matthew McConaughey), Best Supporting Actor (Jared Leto), Best Orginal Screenplay, 

Per quanto riguarda Matthew McConaughey la Nomination è davvero meritata, è riuscito a portare un personaggio incredibile e pieno di sfumature, e anche lui come Jared Leto ha dovuto apportare delle modifiche al suo fisico perdendo 20 chili, tutto questo ha reso la sua performance brillante e ha portato il film a un livello superiore.

Meglio di lui forse solo Jared Leto che continua a stupire per la sua bravura nella recitazione, il personaggio di Rayon è forse uno dei personaggi più difficili del film, e Leto riesce a risultare incredibile e non far sembrare quel personaggio una caricatura. Lo sforzo fisico che ha dovuto sopportare (per questo ruolo è dovuto calare di circa 30 chili) lo si vede nel suo personaggio, e questo non fa altro che migliorarne la performance.

Per quanto riguarda il film invece, ha alcuni problemi nella sceneggiatura, risultando a volte quasi noiosa e che preferisce centrarsi solo sul personaggio di Ron più che andare a far vedere un po’ tutto quello intorno a lui.