Marta La Ferla

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Codice Unlocked, la recensione del film con Noomi Rapace e Orlando Bloom

Uno spy thriller che fa presa sulle nostre ansie contemporanee ma che finisce per perdersi nell’anonimato a causa di una realizzazione scontata e dozzinale.

Nella Londra odierna, l’antiterrorismo è parecchio indaffarato. Ne sa qualcosa Alice Racine (Noomi Rapace), esperta agente della CIA che lavora sotto copertura in un centro sociale di uno dei quartieri “a rischio” della città. Chiamata dai suoi superiori per interrogare un sospetto jihadista, Alice si troverà coinvolta in un intrigo internazionale che mette a rischio le vite di molti e dove sarà quasi impossibile capire di chi fidarsi.

Il ritorno alla regia cinematografica di Michael Apted (vecchia gloria britannica, regista di Gorky Park 007: il mondo non basta) è una spy story politica che manca di originalità, e questo lo si può intuire dagli elementi messi in gioco: il terrorismo jihadista, l’allarme batteriologico, la ricerca della talpa e, infine, il complottismo sfrenato; se i temi sono di scottante attualità, è lo sviluppo a sapere terribilmente di vecchio e già visto. Non c’è un guizzo nella regia, uno spunto nella sceneggiatura (firmata dal semi-sconosciuto Peter O’Brien) che faccia sussultare lo spettatore, che lo coinvolga emotivamente nell’azione e nell’intreccio, anzi, è più probabile strappargli una risata involontaria a causa della superficialità dei dialoghi o dell’approssimazione di alcune sequenze, o uno sbadiglio per il modo in cui vengono spiegate scelte ridicole di sceneggiatura (non sono tanto i buchi e le forzature ad essere riprovevoli, quanto l’ostinazione a dover fermare l’azione per spiegarle) o per la prevedibilità dei plot twist.

Inoltre, trattando l’argomento delicato dell’estremismo islamico, ci si aspettava un’attenzione maggiore verso la rappresentazione della comunità musulmana, rappresentazione che invece diventa “benevolmente” razzista: emblematica è una delle scene iniziali, nella quale un lavoratore musulmano lamenta di essere stato licenziato a causa di una frase poco gentile per il bon-ton occidentale detta alla moglie del datore (c’entrano le vacche e i fianchi larghi), probabilmente inserita per denotare le differenze culturali fra noi loro, ma ciò non fa altro che mostrare lo stereotipo dell’arretratezza culturale di tali comunità, che non si integrano nei costumi e rimangono ignoranti.

A conferma di questa lettura, la protagonista rientra perfettamente nell’archetipo del salvatore bianco, così come bianchi e occidentali sono tutti i personaggi che muovono l’azione, con l’eccezione del “musulmano buono” (anch’esso rientrante in un archetipo razzista, quello dell’aiutante magico nero), che prevedibilmente non fa una bella fine. Il tutto viene sfumato dal fatto che i “veri” cattivi della storia, alla fine, siano i bianchi, con una rivelazione che prende spunto dalle più banali e semplicistiche teorie del complotto (conosco parlamentari con più inventiva).

Sulle interpretazioni c’è poco da dire, a parte lo spreco di grandi nomi come John Malkovich e Michael Douglas, relegati a personaggi abbozzati e macchiettistici; Rapace fatica ad emergere come protagonista, mentre Toni Collette richiama la M di Judi Dench (anche se sembra più Annie Lennox) ed è forse l’unico personaggio, assieme a quello interpretato da Orlando Bloom, con un minimo di spessore. Un minuto di silenzio, invece, per tutti gli attori asiatici scelti per ruoli che sono la quintessenza del typecasting.

Verdetto: se ci fosse anche Soros, sarebbe il film perfetto per il lettore medio del Fatto Quotidiano.

Voto: 4 / 10

Codice Unlocked

2017
Di: Michael Apted
Con: Noomi Rapace, Orlando Bloom, Michael Douglas, Toni Collette, John Malkovich, Philip Brodie

Alice, agente della CIA esperta nella conduzione di interrogatori, riesce ad ottenere da un giovane prigioniero membro di una cellula terroristica delle informazioni vitali su un prossimo attacco contro un obiettivo americano a Londra. La donna riferisce i risultati dell’interrogatorio a Frank Sutter, uno dei responsabili dell’operazione, ma di lì a poco scopre di essere stata raggirata perché Sutter non è affatto chi lei pensa. Alice si rende conto di aver fornito involontariamente all’uomo informazioni utili alla realizzazione dell’attentato ed entra in azione per fermarlo.