Marta La Ferla

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Perché ce l’hanno tutti con Joss Whedon?

Una sceneggiatura cestinata di Wonder Woman è trapelata online e ha scatenato aspre polemiche per il trattamento riservato alla principessa delle Amazzoni da parte del regista di Avengers e creatore di Buffy l’ammazzavampiri.

Per decenni Joss Whedon ha dominato la scena televisiva grazie alla sua capacità di creare personaggi femminili forti: da Buffy alle donne di Firefly fino a Dollhouse, Whedon è stato sempre plaudito per la personalità e la determinazione che caratterizza le donne delle sue serie; non è una sorpresa, quindi, che nel 2006 sia stato coinvolto nella scrittura di un film su Wonder Woman, la supereroina per eccellenza. Del film poi non se ne fece nulla e il copione di Whedon finì nel dimenticatoio. Almeno fino ad oggi.

Pubblicato inizialmente dal sito Indie Ground Films, lo script è stato riportato da siti autorevoli come The Daily Dot Comicbook.com e molti elementi (i watermark, la coincidenza dei tempi di lavorazione, lo stile riconoscibile di Whedon) ne proverebbero l’autenticità. Ciò che ha fatto nascere le polemiche è, innanzitutto, la scelta di raccontare la storia dal punto di vista di Steve Trevor, il pilota che naufraga sull’isola di Themyscira abitata dalle Amazzoni. È  a dir poco inusuale, in un’opera che porta il nome dell’eroina, che il vero eroe sia l’uomo, e ancora più criticabile se si prende in considerazione la mancanza di film in cui le donne sono le assolute protagoniste (soprattutto in generi giudicati “maschili” come i film d’azione).

Un altro elemento problematico sta nella descrizione dei personaggi: un esempio si ritrova già dalle primissime pagine, dove compare Steve, descritto solamente come risoluto e dedito al dovere, senza alcun accenno di descrizione fisica, che sull’aereo in avaria incontra Diana, “che definire bellissima è dire niente […] i suoi capelli scuri fluttuano sulle sue spalle in soffici onde e boccoli. Il suo corpo è tutte curve ma scolpito e tirato come una freccia tesa”; in un’altra scena, viene descritta la regina Ippolita, “di mezza età ma ancora nel fiore degli anni”. È possibile che uno sceneggiatore definito “femminista” (anche se lui ha sempre rifiutato il termine) descriva l’apparenza fisica dei personaggi femminili in modo così morboso?

Inoltre, sembra mancare del tutto l’approfondimento psicologico di Diana, descritta come una sprovveduta senza particolari qualità se non il suo fascino e la sua forza, che viene introdotta al mondo dal saggio Steve che le insegna le cose della vita. Anche le Amazzoni vengono descritte come ingenue e “mancanti” di qualcosa, e un passaggio particolarmente offensivo fa intuire abbastanza esplicitamente che stessero aspettando un uomo per soddisfare i loro desideri sessuali. Insomma, roba che si addice più a un film erotico di serie b sulle suore di clausura, non di certo ad alcune delle donne più potenti dei fumetti.

Questo insieme di fantasie maschili (e maschiliste) fortunatamente non ha mai visto la luce, e dopo undici anni abbiamo finalmente un film all’altezza del personaggio, ma fa di certo dubitare sul buon nome di Whedon (sempre che l’autenticità non venga smentita), adesso alle prese con le riprese aggiuntive di Justice League (che vede fra i protagonisti anche Wonder Woman) e che successivamente dirigerà Batgirl.

Nonostante la sua eredità di personaggi memorabili rimanga (giustamente) intatta e praticamente imbattuta, non è la prima volta che Whedon viene tacciato di sessismo: nel suo Avengers: Age of Ultron (che però ha subito molti tagli e modifiche che hanno lasciato deluso il regista per primo), Natasha Romanova (ovvero Vedova Nera), il personaggio femminile con più screen-time, è protagonista di una patetica storia d’amore à-la King Kong con Hulk, e alla stessa viene fatto dire di non sentirsi completamente donna perché non può avere figli.

Diverse testate hanno contattato i rappresentanti del cineasta per chiedere una dichiarazione, ma finora non è arrivata risposta.