Marta La Ferla

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Wonder Woman, la recensione del film di Patty Jenkins con Gal Gadot

La DC/Warner impara dai suoi errori e sforna un cinecomic a regola d’arte che, sebbene non privo di difetti, fa ben sperare per il futuro di un Universo Esteso finora traballante.

Quando ha fatto la sua entrata trionfale in Batman v Superman: Dawn of Justice, abbiamo subito capito che Gal Gadot è stata la scelta perfetta per il ruolo di Wonder Woman. Quello che preoccupava, però, era la mole  di responsabilità che il suo film stand-alone avrebbe avuto sulle spalle: l’insuccesso di critica dei precedenti film del DCEU (DC Extended Universe) voleva dire che un possibile flop avrebbe significato l’inizio della fine per l’intero progetto dell’universo condiviso, regalando il monopolio del genere ai rivali Marvel Studios.

Forse il cambio di rotta è iniziato proprio da questa “analisi della sconfitta”, tant’è che dal maggio 2016, pochi mesi dopo l’uscita di Batman v Superman e qualche mese prima di Suicide Squad, le novità introdotte sono state parecchie, la più importante delle quali è sicuramente stata la scelta di due supervisori (Geoff Johns Jon Berg) che – con un ruolo più simile a quello degli showrunner televisivi che di produttori cinematografici – controllassero la coerenza e la continuità dei film che compongono l’universo DC.  Il cambiamento è palpabile fin dai primi minuti del film, a partire proprio dal logo che introduce la casa di produzione, che da Wonder Woman in poi consisterà in un breve filmato di presentazione degli eroi (qui una versione bootleg).

Ma adesso veniamo al film in sé. Esteticamente, la regia di Patty Jenkins e la fotografia di Matthew Jensen si distanziano notevolmente dallo stile (da molti criticato) di Zack Snyder: i colori sgargianti della paradisiaca isola di  Themyscira non hanno niente a che vedere coi toni cupi di Batman v Superman L’uomo d’acciaio, e anche la sceneggiatura (firmata da Allan Heinberg) lineare e dai molti momenti lievi è l’esatto opposto di quelle, convulse e autocompiaciute, dei film precedenti. Nonostante questo, il film conserva alcuni dei tratti che ormai diamo per scontato facciano parte del DCEU, come le scene d’azione al rallentatore e il pesante utilizzo di cgi in esse, che danno un effetto esagerato e “fumettoso”, volto a sottolineare la superumanità (aliena o divina, dipende dai casi) degli eroi.

Ed è proprio questo l’elemento che bisogna accettare per apprezzare i film dell’Universo DC: al contrario dei vari Thor e Capitan America della Marvel, dei quali si evidenziano i tratti umani e si ricerca uno stile il più realistico possibile, Superman e Wonder Woman sono degli dei in terra e la loro differenza dai “comuni mortali” è subito evidente; sta poi allo sviluppo narrativo il compito di renderli più umani caratterialmente, ma nel campo di battaglia rimangono assolutamente irreali.

Un’altra grande responsabilità sulle spalle del film era quella dell’eredità del personaggio. Wonder Woman nasce dallo scienziato e teorico femminista William Moulton Marston, e fin dalla sua origine ha rappresentato uno dei pochi esempi di femminismo nei fumetti; d’altronde, il tema dei diritti delle donne è sempre di stretta attualità, e fin dall’inizio della produzione ci si è interrogati quanto femminista sarebbe stata la principessa di Themiscyra. Un campanello d’allarme era suonato dopo l’abbandono della regista Michelle MacLaren, che aveva lasciato per non meglio specificate “divergenze creative”, ma alcune voci riportavano di un addio dettato dal fatto che la MacLaren stesse adottando un approccio troppo femminista agli occhi della notoriamente conservatrice DC.

In effetti, il film di Jenkins non è particolarmente progressista o radicale nella caratterizzazione e nelle relazioni fra i personaggi, anzi, qualcuno potrebbe tacciarlo di non essere affatto femminista, data la presenza ingombrante del co-protagonista Steve Trevor (Chris Pine), che però non mette mai in ombra Diana, anzi, rappresentando il suo primo contatto col “mondo reale”, è fondamentale per farci scoprire i suoi conflitti interiori.

Inoltre, se non esplicitamente femminista, il film evita sapientemente di incappare nel sessismo spesso presente quando si racconta sullo schermo una storia con protagonista una donna e la sua relazione con un uomo: il rapporto fra Diana e Steve è sempre alla pari, l’uomo non è al centro delle attenzioni e delle azioni della protagonista (Diana decide di andare con Trevor per la sua curiosità verso il mondo e la volontà di mettere fine alla guerra), e alla “prima volta” – sempre che sia la prima, dato che non è mai specificato, anzi, viene fatto intendere che abbia già avuto altre esperienze e chi legge i fumetti sa che è così – non viene data alcuna particolare rilevanza o valore simbolico se non il coronamento dell’amore fra due individui, tant’è che non viene menzionata la perdita della verginità (e già solo questo, dati gli standard hollywoodiani, basterebbe per definirlo un film femminista).

Anche i rapporti fra i personaggi secondari di sesso opposto non si riducono mai a una subalternità femminile, perfino quando si tratta della segretaria Etta Candy (Lucy Davis) o di una villain come Doctor Poison (Elena Anaya).

Certo, si poteva fare molto di più su tutti i fronti: la storia è così semplice da risultare fin troppo scarna in alcune parti, gli effetti speciali non sono sempre perfettamente rifiniti, e i punti morti nella narrazione si fanno sentire; ma i pregi sono molti di più, dalla colonna sonora allo sviluppo dei personaggi e alla definizione dei princìpi morali della protagonista, fino al cambiamento forzato d’ambientazione, il passaggio dalla seconda alla prima guerra mondiale (forse attuato per evitare di essere paragonato a Captain America – Il primo vendicatore), che diventa un punto di forza dando luogo a una delle scene più belle del film (No Man’s Land).

Verdetto: Wonder Woman è un film che funziona molto bene sia come stand-alone, mescolando azione coinvolgente a una buona caratterizzazione, sia come parte del DCEU, ponendo finalmente delle basi solide per lo sviluppo dei prossimi film. L’imminente Justice League (in sala a novembre 2017), adesso, sembra molto più allettante.

Voto: 8 / 10

Wonder Woman

2017
Di: Patty Jenkins
Con: Gal Gadot, Chris Pine, Robin Wright, Danny Huston, David Thewlis, Connie Nielsen

Prima di essere Wonder Woman, Diana era la principessa delle Amazzoni, addestrata per diventare una guerriera invincibile e cresciuta su un’isola paradisiaca protetta. Quando un pilota americano si schianta sulla costa e avverte di un enorme conflitto che infuria nel mondo esterno, Diana decide di abbandonare la sua casa convinta di poter fermare la catastrofe. Combattendo assieme all’uomo in una guerra per porre fine a tutte le guerre, Diana scoprirà i suoi poteri e… il suo vero destino.