Alessandro Gallo

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#Venezia74: Il resoconto finale della Mostra

La 74. Mostra del Cinema di Venezia è stata un’edizione all’insegna del cambiamento. E non potevamo esserne più felici.

È stata un’edizione strana quella della 74. Mostra del Cinema di Venezia, soprattutto perché sulla carta non c’erano film importanti, come lo sono stati l’anno scorso La La Land e Arrival, film dei quali si sapeva avrebbero spazzato tutti gli altri al boxoffice/award season.

Questo, però, è un problema internazionale dato che solo Toronto è riuscita ad avere 2/3 film tra i più importanti (The Darkest Hour Battle of the Sexes su tutti). Molto è dovuto dal fatto che molti film importanti sono ancora in lavorazione/pre-produzione: per citarne qualcuno prossimo ad uscire e non ancora pronto per la stagione dei festival possiamo iniziare dal  nuovo film di Paul Thomas Anderson (che sarà atteso ancora di più dopo l’annuncio di Daniel Day-Lewis di lasciare il mondo della recitazione) e da The Death and Life of John F. Donovan di Xavier Dolan. Senza contare i prossimi film degli italiani Paolo Sorrentino con Loro, Matteo Garrone con Dogman Nanni Moretti che come annunciato è al lavoro su un nuovo film.

Nonostante questo, Alberto Barbera e i selezionatori di Venezia sono riusciti a ricamare un’edizione quasi perfetta, che è riuscita ad innovarsi rispetto alle edizioni precedenti e che, soprattutto, è stata una vera e propria rappresentazione del mondo cinematografico dei nostri giorni. Perché se è vero che mancavano i film importanti è anche vero che la Mostra è riuscita dare importanza a film che, in questo momento, rappresentano il mercato cinematografico mondiale.

Possiamo iniziare a parlare della rivoluzione portata in atto da Venezia74 partendo da coloro che hanno decretato i vincitori di questa edizione. La giuria del concorso è stata una delle prime rivoluzioni della 74. Mostra partendo da Annette Bening, prima donna dopo 11 anni ad essere a presidente della giuria composta da Edgar Wright, Ildikó Enyedi, Michel Franco, Rebecca Hall, Anna Mouglalis, Jasmine Trinca, David Stratton e Yonfan.

Ed è proprio grazie a questa giuria che è arrivata la conferma del cambiamento portato in atto da Alberto Barbera Paolo Baratta. La giuria ha votato i film per il loro vero valore e non pensando a quale film potesse essere più meritevole di un premio. Si è così arrivati a dare il Leone d’Oro The Shape Of Water di Guillermo Del Toro. Un risultato veramente inimmaginabile fino aqualche anno fa, una favola d’amore con i mostri che riesce ad arrivare al massimo premio.

Un vero e proprio film di genere che conquista il Leone D’Oro.

Senza fermarsi troppo sul premio a Del Toro si può anche parlare del premio come miglior sceneggiatura a Three Billboards Outside Ebbing, Missouri uno dei film migliori della Mostra, se non proprio il migliore. Ma anche la Coppa Volpi per la Miglior Interpretazione Maschile andata a Kamel El Basha alla sua prima interpretazione in un film per The Insult.

La giuria ha votato i film per il loro vero valore e allontanandosi dagli schemi tradizionali dei grandi festival, che talvolta assegnano premi quasi in segno di reverenza nei confronti dei film più canonicamente “da festival”.

Come abbiamo già detto è stata un’edizione priva del vero “nome” sicuro ma che ha saputo stupire in bene (e in male in qualche caso) per la compattezza delle scelte effettuate. Fra le varie sezioni della Mostra abbiamo visto una vasta scelta di titoli che stupiranno nel futuro, oltre i già citati Three Billboards Outside Ebbing, Missouri e The Shape of Water abbiamo visto The Insult un vero e proprio Legal Drama arabo diretto da  Ziad Doueiri, un film che ci ha colpito soprattutto per la sceneggiatura, scritta in maniera impeccabile e che ci ha tenuto incollati davanti allo schermo dal primo minuto all’ultimo. Abbiamo trovato anche degli ottimi film italiani come la grande sorpresa Gatta Cenerentola di Ivan Cappiello, Dario Sansone, Marino Guarnieri, Alessandro Rak Brutti e Cattivi di Cosimo Gomez, fino a passare al musical napoletano dei Manetti Bros, Ammore e Malavita. Tra i film in concorso uno destinato a dividere il pubblico e a far discutere per molto tempo, ovvero mother! il nuovo lavoro di Darren Aronofsky. 

Una Mostra del Cinema che è consapevole di quello che è il cinema al momento e che sta cercando di anticipare i cambiamenti che verranno. All’interno della Mostra è  stata la creazione di un vero e proprio concorso dedicato alla Realtà Virtuale, capitanata da John Landis come presidente di giuria.  Inoltre, è il secondo anno che alla Mostra partecipano contenuti prodotti da case di streaming: quest’anno è stata la volta dei primi due episodi di Suburra – La Serie e Cuba and The Cameraman contenuti prodotti entrambi da Netflix. Ciò in netta contrapposizione rispetto a un altro festival di rilevanza internazionale come quello di Cannes, che ha annunciato che non accetterà più opere non destinate alla distribuzione nelle sale cinematografiche francesi.