Aquaman: la recensione del film di James Wan con Jason Momoa

Warner Bros.

Dopo gli azzardati crossover Batman v Superman, Suicide Squad e Justice League, fallimenti per la critica e sfortunati al botteghinola DC Films ha deciso di puntare tutto sugli standalone e, a seguito del successo di Wonder Woman e dopo una prima, convincente apparizione in Justice League, arriva nelle sale Aquaman, che ha già superato il miliardo di incassi globali. Si tratta di un successo meritato?

Seguendo l’esempio di Wonder Woman, ma anche delle riprese aggiuntive di Justice League da parte di Joss Whedon dopo l’abbandono di Zack Snyder, il film presenta toni decisamente più leggeri e scanzonati dei suoi predecessori, e pochissima voglia di prendersi sul serio. In completa antitesi con Man of Steel, che riscriveva le origini di Superman con la fotografia dark e i toni misurati del thriller fantascientifico, Aquaman è un tripudio esagerato di colori sgargianti, sequenze d’azione impossibili ed effetti speciali a dir poco invadenti.

È un film al 100% fisico, sostenuto dalla sola forza delle immagini che sovrastano un soggetto esile e colmo di suggestioni mitologiche, storiche, cinematografiche e letterarie mescolate in modo grossolano e confuso, e una sceneggiatura che trova il suo unico punto di coerenza nel risolvere ogni singola scena in cui si presenti un’impasse con un’esplosione spettacolare (vedere per credere).

In un quadro del genere, la regia è assoluta protagonista e James Wan, che non è un tipo reticente, da massimo sfogo al suo estro creativo, azzardando sequenze che si allontanano dalla comfort zone del cinecomic medio, ricordando in parte ciò che ha fatto Ryan Coogler in alcune scene del suo Black Panther (entrambi prendono ispirazione dal cinema asiatico e, soprattutto, dall’estetica di Fast&Furious, saga della quale Wan ha firmato la regia del settimo capitolo).

Ma è al cinema d’azione degli anni ’80 che Aquaman si rifà in tutto e per tutto: una trama semplice e accessibile, un messaggio politico qualunquista e poco approfondito, mentre il sottotesto è fortemente conservatore, ma soprattutto un unico maschissimo eroe, che nei dialoghi e nella fisicità richiama i grandi action heroes imbottiti di steroidi del cinema americano, da Schwarzenegger a Dolph Lundgren (che, guarda caso, nel film interpreta un personaggio secondario).

Come altri hanno già fatto notare, il personaggio di Arthur è plasmato interamente sulla figura del suo interprete, lo statuario Jason Momoa. Nato da padre hawaiano e madre di origini tedesche, irlandesi e native americane, la biografia dell’attore lo rende perfetto per interpretare il figlio di un umano e di un’abitante di Atlantide; inoltre, il look da macho rockstar che caratterizza da sempre la figura pubblica dell’attore – e che è del tutto assente in tutte le versioni fumettistiche del supereroe – diventa parte integrante (e unico tratto di caratterizzazione) del personaggio, in un’operazione che ricorda proprio quella che ha segnato la carriera, fra tutti, di Arnold Schwarzenegger, rendendo invisibile la linea che separa l’attore dai personaggi che interpreta.

Una cosa simile, nei cinecomic, è avvenuta quando Robert Downey Jr. ha iniziato a vestire i panni di Tony Stark. Proprio l’enorme successo di Iron Man ha segnato il punto di svolta in positivo dei Marvel Studios, che da allora non hanno più smesso di macinare soldi e successi.

Aquaman è un film decisamente più naïve e meno complesso dei corrispettivi disneyani, ma quella dell’intrattenimento senza pensieri – che allo stesso tempo si distacchi per etica ed estetica dai prodotti Marvel – potrebbe essere la strada giusta da seguire per dare un futuro roseo all’Universo Dc.

Voto: 6 / 10

Aquaman

2018
Di: James Wan
Con: Jason Momoa, Amber Heard, Willem Dafoe, Patrick Wilson, Dolph Lundgren, Yahya Abdul-Mateen II

Arthur è figlio di Tom, guardiano di un faro, e Atlanna, nientemeno che regina di Atlantide. L'unione dei due è però clandestina, tanto che per salvare il figlio Atlanna accetterà di farsi giudicare nella città subacquea, che la giustizierà consegnandola al più feroce dei popoli sottomarini. Arthur cresce imparando in segreto da Vulko, consigliere del re e di suo figlio Orm, i segreti di Atlantide, ma da adulto preferisce stare lontano dalla città sommersa e si limita a compiere gesta eroiche in mare, come salvare un sottomarino da un team di pirati. Qui finisce per lasciare morire uno di loro e il figlio giura vendetta, tanto da allearsi con il fratellastro di Arthur, Orm. Nel mentre la figlia di Re Nereus, Mera, cerca di convincere Arthur ad abbracciare il suo retaggio di regale atlantideo per scongiurare una guerra, ma per riuscire in questo piano sarà necessario ritrovare il perduto tridente di Atlan.