#Venezia76: la recensione di Borotmokmedi (The Criminal Man) di Dmitri Mamuliya

Il testimone oculare di un omicidio diventa gradualmente ossessionato prima dal caso e poi dall’idea stessa dell’omicidio, fino a diventare egli stesso un assassino. Questa, in sintesi, la trama (e l’intero svolgimento) di Borotmokmedi di Dmitri Mamuliya, presentato in concorso nella sezione Orizzonti della 76. Mostra del Cinema di Venezia.

Scopo del regista, che firma anche la sceneggiatura assieme a Archil Kikodze e Maria Ignatenko, è quello di indagare la genealogia del crimine, di come un evento violento nella vita di un uomo comune, senza qualità, possa erodere lentamente la sua psiche e convincerlo a commettere egli stesso il più terribile dei crimini. Per farlo, Mamuliya divide il film in capitoli, a loro volta composti da lunghe sequenze, spesso resi con inquadrature fisse, che seguono il protagonista nella sua vita quotidiana che viene pian piano contaminata dal “virus” dell’omicidio.

Per gran parte del film Giorgi Meskhi (Giorgi Petrashvili) è un voyeur: prima osserva l’omicidio di un famoso calciatore, decidendo di non denunciarlo alla polizia, poi comincia a seguire la vedova, spia altri testimoni dell’omicidio, osserva le persone sparare in un poligono di tiro, e anche quando decide di acquistare una pistola, si limita soltanto a osservare potenziali vittime, senza passare all’azione; quando decide di uscire dalla passività dello sguardo, lo fa in modo casuale, insensato, seguendo le orme di Raskolnikov (e il protagonista del celebre romanzo di Dostoevsky è sicuramente fra le ispirazioni del regista).

Il soggetto di Borotmokmedi è intrigante, e il regista fa sfoggio di notevoli capacità tecniche e ha delle intuizioni scenografiche che arricchiscono la messa in scena, ma la narrazione risulta inutilmente prolissa, snervante, estenuante. Tutta la tensione viene diluita, e la riflessione filosofica che scaturisce dall’immobilismo, caratterizzata da un simbolismo a tratti ostico, a tratti perfino troppo evidente, non basta a tenere viva l’attenzione.

Borotmokmedi è un’opera masochista, dove elementi che vorrebbero essere usati in chiave riflessiva e meditativa hanno il solo effetto di sfinire lo spettatore. Come accade spesso, purtroppo, i selezionatori della sezione Orizzonti (che spesso però ci regalano anche i film più interessanti del festival) sembrano non voler scindere le opere che siano davvero innovative, fresche e degne di nota dai vuoti, pretenziosi e accademici esercizi di stile.

Borotmokmedi, a nostro avviso, ricade senza dubbio in questa seconda categoria.

Voto: 3 / 10

The Criminal Man

2019
Di: Dmitry Mamuliya
Con: Giorgi Petriashvili, Madona Chachkhiani, Natalia Jugheli, Svetlana Iunenko, Vasilisa Zemskova, Petra Ioann